Il Disegno di Legge sull’Intelligenza Artificiale, approvato dal Senato lo scorso marzo 2025, rappresenta il primo tentativo organico del legislatore italiano di disciplinare l’uso dell’AI in ambito nazionale, in linea con il Regolamento europeo (UE) 2024/1689 – noto come AI Act. Il testo stabilisce principi e indirizzi generali, ma lascia irrisolti diversi aspetti cruciali per il mondo del lavoro e per il tessuto imprenditoriale, in particolare le PMI.
I principi del DDL: AI antropocentrica, trasparente e sicura
La normativa in discussione delinea un approccio “antropocentrico”, che pone la persona al centro del processo di sviluppo e impiego dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è garantire che le tecnologie siano utilizzate in modo trasparente, etico e rispettoso dei diritti fondamentali.
Viene recepita la definizione europea di AI: un sistema autonomo capace di adattarsi, elaborare input e generare output in grado di influenzare ambienti fisici o virtuali.
L’Italia affida i compiti di vigilanza ad ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) e AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), introducendo una classificazione dei sistemi di AI basata sui livelli di rischio, anch’essa mutuata dall’AI Act.
Lavoro e AI: un equilibrio ancora da costruire
Tra i 28 articoli che compongono il DDL, tre sono dedicati al rapporto tra AI e mondo del lavoro. L’articolo 11 stabilisce che i sistemi di intelligenza artificiale debbano servire a migliorare le condizioni lavorative, la salute psico-fisica dei lavoratori, la qualità e la produttività del lavoro. L’impiego di tali strumenti dovrà essere trasparente, sicuro, affidabile, e non potrà in alcun modo compromettere la dignità umana.
Tuttavia, nonostante il tono garantista, emergono alcune lacune:
Nessun riferimento esplicito alla salute e sicurezza sul lavoro in presenza di sistemi automatizzati;
Mancato richiamo all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, che regola il controllo a distanza e l’utilizzo di tecnologie nei luoghi di lavoro;
Poca chiarezza sul divieto di sorveglianza automatizzata, soprattutto in contesti dove l’AI è utilizzata per il monitoraggio delle performance.
L’Osservatorio sul lavoro e l’AI: strumento utile, ma da potenziare
L’art. 12 istituisce un Osservatorio sull’intelligenza artificiale presso il Ministero del Lavoro. I suoi compiti? Monitorare l’impatto dell’AI sull’occupazione, individuare i settori più coinvolti, proporre strategie e promuovere formazione specifica per lavoratori e imprese.
Ma anche qui si evidenziano alcune criticità:
Assenza di rappresentanti sindacali e datoriali;
Nessun coinvolgimento diretto di INPS e INAIL, soggetti essenziali per gestire le ricadute previdenziali e assicurative;
Funzionamento dell’Osservatorio ancora poco definito: mancano regole chiare su composizione e operatività.
Imprese e PMI: un rischio di sovraccarico normativo
Il disegno di legge non prevede forme di supporto per le imprese, specialmente le piccole e medie, che potrebbero trovarsi in difficoltà nel gestire gli adempimenti previsti per un utilizzo conforme dell’AI. Si teme che l’adozione di sistemi complessi, richiesti dagli standard regolatori, possa generare nuovi oneri burocratici e costi di compliance insostenibili per realtà meno strutturate.
AI e professioni intellettuali: supporto, non sostituzione
L’articolo 13 disciplina l’utilizzo dell’AI nell’esercizio delle professioni intellettuali. L’impiego è ammesso solo come strumento di supporto alla prestazione, a condizione che prevalga il contributo umano. Inoltre, il professionista deve comunicare in modo chiaro al cliente se e come viene impiegata l’AI.
Tuttavia, anche qui restano dubbi interpretativi:
Cosa significa “prevalenza del lavoro umano”?
La comunicazione deve avvenire per iscritto? È obbligatoria per ogni fase dell’attività?
Quali conseguenze in caso di omissione?
Il DDL rappresenta un passo avanti importante, ma ancora insufficiente per garantire una vera tutela dei lavoratori, un efficace coinvolgimento delle imprese e un uso etico e sostenibile dell’AI nei contesti produttivi.
Soprattutto, manca una visione strategica rivolta alle PMI, vero motore economico del Paese, che rischiano di restare indietro se non adeguatamente supportate.
Il passaggio alla Camera potrebbe essere l’occasione per colmare queste lacune e rendere la normativa più concreta, inclusiva e utile alla realtà del lavoro contemporaneo.
FAQ – Intelligenza Artificiale e Lavoro: Domande Frequenti
1. Le PMI devono adeguarsi subito a nuove regole sull’uso dell’AI?
No, il DDL approvato è ancora in fase di definizione e deve essere convertito in legge. Tuttavia, è consigliabile iniziare a monitorare l’utilizzo dell’AI in azienda per valutare eventuali implicazioni giuridiche, etiche e organizzative.
2. L’uso dell’AI in azienda può comportare obblighi in materia di sicurezza sul lavoro?
Attualmente il DDL non lo prevede espressamente. Tuttavia, un uso estensivo dell’AI che incide su ritmi, carichi o modalità di lavoro può rientrare nell’ambito del D.Lgs. 81/2008 e richiedere una valutazione del rischio.
3. Chi utilizza l’AI in uno studio professionale deve dichiararlo al cliente?
Sì. Il DDL stabilisce che il professionista informi il cliente sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale, con indicazione del tipo di supporto fornito.
4. L’AI può essere usata per monitorare i dipendenti?
Solo se in modo trasparente e conforme alla normativa vigente (es. art. 4 dello Statuto dei Lavoratori). Il DDL non chiarisce questo aspetto, lasciando un vuoto normativo che andrà colmato.
5. Ci sono incentivi o supporti per le imprese che vogliono usare l’AI in modo conforme?
Ad oggi, nessun supporto operativo o incentivo è stato previsto dal DDL. Si auspica che i futuri decreti attuativi e i fondi PNRR colmino questa lacuna.
Esempi pratici di AI e impatto sul lavoro
Caso 1: PMI che usa un chatbot per il customer care
Un’azienda installa un assistente virtuale per rispondere automaticamente ai clienti.
Azioni consigliate:
Informare l’utente finale dell’uso dell’AI
Valutare il rischio di sostituzione di personale umano
Monitorare gli impatti sulla qualità del servizio e sui carichi di lavoro
Caso 2: Studio legale che usa AI generativa per la redazione atti
Un avvocato integra l’uso di AI per la prima bozza di contratti o lettere.
Obblighi:
Informare il cliente se l’output dell’AI viene utilizzato
Assicurare il controllo umano nella fase di revisione finale
Evitare di affidare interamente all’AI la consulenza giuridica
Caso 3: Impresa che introduce un sistema di AI per valutare le performance dei dipendenti
Il sistema elabora i dati per determinare premi o avanzamenti.
Rischi:
Possibile violazione dello Statuto dei Lavoratori
Necessità di informativa preventiva e coinvolgimento sindacale
Verifica della correttezza degli algoritmi (assenza di bias)
commercialista aversa